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Domenica 22 Ottobre 2017
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Trevi

Anche Giotto ricordò questo luogo


Importante frazione di Trevi a Sud della città, con una buona consistenza demografica e territoriale, dal fondo valle fino alla montagna. I diversi vocaboli che la compongono sono: Faustana, Colle Basso, Colle Alto, La Valle, Alvanischio, Casa del Putto, Fondaccio e Corciano.
L’edificio più importante è la chiesa di S. Francesco del dodicesimo secolo, con un fregio del quinto secolo, citato nella letteratura francescana per le frequentazioni del Santo di Assisi. Nonostante l’ampliamento del coro, nel sedicesimo secolo, abbia distrutto l’originale complesso absidale rimane un bellissimo esempio in stile romanico nella zona.
L’attigua Abbazia è stata fondata nel 1158 dai benedettini, a 200 metri dal recinto dell’Abbazia, verso il monte fa bella mostra di se il millenario olivo di S. Emiliano (Miliano) primo vescovo di Trevi, si legge che lo legarono proprio a questa pianta prima di essere decapitato.
È ritenuto l’olivo più antico dell’Umbria ed è stato recentemente censito tra le piante protette e contrassegnato con il numero 102.

Il crocifisso nella Chiesa di Bovara, custodito nell’apposita cappella, è da secoli oggetto di forte devozione, che nasce dalle frequentazioni francescane e dal miracolo delle acque.

Episodio raffigurato da Giotto nella Basilica di Assisi
Raccontano i biofrafi che S. Francesco durante una notte di preghiera passata nella Chiesa di Bovara, all’alba del giorno seguente, frate Pacifico non osando disturbare il Maestro, si inginocchiò davanti al Crocifisso ed ebbe la visione del Paradiso dove il trono occupato da Lucifero era riservato per Francesco. Tale episodio è stato raffigurato da Giotto nella Basilica di Assisi e da numerosi altri pittori.
A Trevi la scena è dipinta in una lunetta del Chiostro ed in una tela nella Chiesa di S. Francesco.
Il Crocefisso che oggi è presente nella chiesa è databile intorno al 1330, quindi non è quello raffigurato da Giotto ad Assisi.

Miracolo delle acque
Il miracolo delle acque risale al 1817, viene trovato scritto in uno opuscoletto, pubblicato nel 1892 per il terzo giubileo del prodigio. Nel 1816 si ricorda una grave carestia alla quale seguì nel 1817 un altrettanto grave siccità, tanto che a Maggio 1817 il grano seminato per la grave secca era appena ‘sortito’ dalla terra ed era tempo di raccolta.
Si decise di fare una solenne processione con il crocefisso di Bovara, durante la quale cominciò a piovere tanto che la stagione, che ormai sembrava persa, fu così abbondante che il prezzo del grano da 40 scudi calò alla cifra meschina di 16 scudi.

Antichi reperti ritrovati
Nella zona sono stati rinvenuti vari reperti archeologici, che testimoniano antichissimi insediamenti.
La Stele di Bovara trovata negli anni ’50. È un’epigrafe in due righe in latino arcaico, deve ancora essere studiata.
Un Mosaico Romano testimonia i vari insediamenti di epoca romana più volte scoperto e ricoperto da alluvioni ricorrenti. L’ultima volta fu scoperto nel 1943-44 da allora giace abbandonato sotto uno strato di terra poco a valle dell’antichissima strada romana che congiungeva Trevi al ponte ‘lapideo’ (da cui derivò il toponimo Lapigge), sul Clitunno.

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