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Sabato 21 Ottobre 2017
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Gubbio

Gubbio nel Medioevo


Veduta di Gubbio Gubbio confermò la sua importanza di città-stato anche nel medioevo. Il libero comune riuscì prima a resistere vittoriosamente alla lega delle città vicine capeggiate da Perugia, riducendone l’influenza (1151), poi ad evitare l’umiliazione di una sconfitta da parte di Federico Barbarossa (1155), che addirittura le concesse ulteriori privilegi. Da sempre in contraddizione con Perugia, Gubbio, visse autonome vicende rispetto al resto della regione, sviluppando forti legami con le Marche, come provano anche le sue espansioni verso l'opposto versante del Monte Catria, dove ricostruirono Cantiano e Pergola come centri dipendenti. Il momento di massimo splendore della città è egregiamente espresso nella grandiosa costruzione della Piazza della Signoria, impropriamente chiamata così, perché precedente al periodo della signoria. La piazza, che poggia su delle maestose sostruzioni, si trova al centro della città, in un posto scelto appositamente all’incrocio dei confini di tutti i quattro i quartieri. Alle estremità della piazza si ergono i palazzi simbolo del libero comune: il Palazzo dei Consoli e il Palazzo Pretorio (o dei Priori). Il primo fu realizzato fra il 1332 e il 1349; un’iscrizione nell’architrave del portale lo attribuisce ad Angelo da Orvieto, anche se c’è chi propone che vi fosse stato l’aiuto di un giovane Matteo di Giovannello, detto Gattapone da Gubbio, visto che lo stile dell’edificio è così diverso da quello del Palazzo Comunale di Città di Castello, sempre firmato da Angelo da Orvieto.

il Palazzo dei Consoli La denominazione del Palazzo dei Consoli è anch’essa impropria, perché all’epoca della sua costruzione Gubbio non era più retta da consoli bensì da priori.
Anche preso da solo (cioè senza il contorno della piazza nel suo insieme), il palazzo è considerato uno dei più insigni monumenti comunali medievali in Italia. Una scala sospesa che si apre a ventaglio, ricostruita nel secolo scorso, sale al portale gotico del primo piano, lasciando libero l’accesso agli ingressi delle botteghe al pianterreno. Sopra al monumentale portale gotico si apre una lunetta affrescata. Si accede alla Sala Maggiore, destinata alle adunanze del popolo, di enormi dimensioni, soprattutto in altezza (30,2 m di lunghezza x 13,65 m di larghezza x 13,2 m di altezza). Da dei fori visibili nella volta a botte pare che i priori ascoltassero, non visti, i discorsi fatti durante le riunioni popolari.

Le Tavole Eugubine La Sala Maggiore ospita il Museo Civico, che comprende anche la piccola cappella del palazzo, dove sono esposte le famose Tavole Eugubine, oltre a delle monete coniate a Gubbio durante il periodo umbro e quello dei Montefeltro. Alle pareti della Sala Maggiore invece si trovano addossati dei sarcofagi (uno umbro, uno romano e uno bizantino), altri reperti e frammenti archeologici e vari stemmi. Accanto alla ripida scala, un affresco di autore sconosciuto,
“Madonna con Bambino, S. Ubaldo e S. Antonio Abate”, del XIV secolo. Anche nella cappella si trova un affresco dell’inizio del XIV sec., attribuito ora a Mello da Gubbio, in precedenza al Palmerucci. La scala conduce al piano superiore e cioè alla Pinacoteca Comunale. Organizzato secondo un ordinamento temporale, essa offre una panoramica rappresentativa della cultura artistica locale dal tardo medioevo al barocco. Sono esposti, tra l’altro, dei preziosi reliquiari del sec. XIII, un crocifisso di un artista vicino a Cimabue, un grande polittico di Guido Palmerucci, opere della scuola di Ottaviano Nelli (XV sec.), un gonfalone di Sinibaldo Ibi (1503), tele degli eugubini Virgilio Nucci e Felice Damiani. Due grandi camini e dei mobili scolpiti di pregevole fattura completano l’arredo. Sul lato del palazzo verso la valle si apre una loggia, dalla quale si gode di un’ottima vista sulla città sottostante e la conca eugubina.

All’altra estremità della piazza si erge il Palazzo Pretorio (o dei Priori), che poggia anch’esso sulle stesse strutture di sostruzione sia della piazza che del Palazzo dei Consoli. L’edificio, ora sede del comune, è rimasto incompiuto, come dimostrano le ammorsature sugli spigoli. Nella prima metà dell’Ottocento, gli fu addossato sul lato settentrionale un nuovo corpo di fabbrica. L’interno è strutturato in tre grandi sale sovrapposte, nelle quali un unico pilastro centrale sorregge le ampie volte a crociera. L’interruzione della sua costruzione è dovuta al tentativo di signoria da parte dei Gabrielli, alla quale si ribellarono gli eugubini (1350), per doversi sottomettere al legato papale, il Cardinale Egidio Albornoz (1354-71) e poi, nel 1384, alla famiglia dei Montefeltro di Urbino.

Il lungo Palazzo Ranghiasci-Brancaleoni definisce il lato nord della Piazza della Signoria. La sua facciata neoclassica del XIX secolo nasconde in verità una schiera di edifici diversi; due falsi portali mimetizzano l’accesso a dei vicoli inglobati nel palazzo, che conserva al suo interno un mosaico romano. Attraversato il palazzo, delle viuzze medievali sul suo retro e vari sottopassaggi conducono alla Via Ducale, sulla destra della quale si alza il Palazzo dei Canonici (XIV sec.), con delle eleganti bifore, ma soprattutto con la enorme botte in legno di 200 ettolitri (XVI sec.), visibile in una delle sue cantine.

Su quello che fu la “platea communis” sorsero i primi edifici pubblici del comune di Gubbio, come il Palazzo dei Consoli, ex corte dei duchi langobardi, ora inglobato, assieme ad altri edifici, dall’edificio voluto dal Duca di Urbino, Federico di Montefeltro, nel 1471-74. Spesso attribuito all’architetto Francesco Laurana, responsabile anche del Palazzo Ducale ad Urbino, è più probabile che invece sia stato Francesco di Giorgio Martini il responsabile, visto che il Laurana in quel periodo si trovò già alla corte di Napoli. Il pianterreno del precedente Palazzo dei Consoli (del XII sec.) era formato da una grande sala (il “voltone”) con delle volte, ora il passaggio aperto di una via, dal quale si accede anche a un giardino pensile che si affaccia sulla città sottostante. La grande sala del primo piano invece è stata trasformata in due sale del Palazzo Ducale, dove si sono conservati dei camini simili a quelli della residenza ducale ad Urbino. Dopo l’estinzione dei Montefeltro nel 1508, succeduti dai Della Rovere, che regnarono fino al 1621, il mobilio venne venduto in gran parte (vedi lo studio del duca, ad intarsi, ora nel Metropolitan Museum di New York). Il palazzo, restaurato di recente, ora contiene il Museo della Ceramica, per la quale Gubbio è rinomata, alla pari di Deruta, Gualdo Tadino e Orvieto. Il semplice portale in pietra da accesso ad un cortile di straordinaria eleganza per le proporzioni e per i cromatismi dei materiali impiegati. È circondato al pianterreno su tre lati da un loggiato, mancante sul lato a monte per mancanza di spazio. Le pareti alternano laterizi e intonaco con inserti di pietra serena.

il Duomo Di fronte al Palazzo Ducale si erge il Duomo, dedicato ai Ss. Mariano e Giacomo. Ricostruito in forme gotiche nel XIV sec. sulla chiesa precedente romanica del XIII sec., presenta una facciata semplice con portale ogivale e un oculo circondato dai simboli degli Evangelisti e dall’Agnello mistico, appartenenti alla chiesa precedente. L’interno a croce latina è scandito da grandi archi ogivali. Fra le pregevoli opere conservate nella chiesa si segnalano: nella 4a campata a sinistra, “Pietà” di Dono Doni (dopo 1560), nella 6a, “Adorazione dei Pastori” della scuola del Pinturicchio, forse di Eusebio da San Giorgio, nella 7a, “S. Maria Maddalena” di Timoteo Vitti (1521), un collaboratore di Raffaello in S. Maria della Pace a Roma, nella 8a, “Madonna con Bambino fra angeli e Ss. Ubaldo e Sebastiano”, tavola a fondo oro di Sinibaldo Ibi (1507); notevoli gli stalli del coro, dipinti a finta tarsia da Benedetto Nucci (1557) e il trono vescovile intagliato da Girolamo Maffei (1557) a sinistra dell’altare maggiore che poggia su un antico sarcofago con i corpi dei Santi Titolari. Dalla 5a arcata sulla destra si accede al Palazzo dei Canonici dove, nell’antico refettorio, è sistemato il Museo del Duomo, che comprende una pala d’altare di Mello da Gubbio, “Madonna in Gloria fra angeli e cherubini” (XIV sec.), un piviale in broccato d’oro con sette storie della passione, opera egregia fiamminga del XVI sec., donata da Papa Marcello II, precedentemente vescovo di Gubbio, degli affreschi staccati nella cripta della Chiesa di S. Maria dei Laici, e un crocefisso in avorio del XVII secolo.

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